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martedì 20 aprile 2010

Uomini

“Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…”


Il giorno della civetta - Leonardo Sciascia


lunedì 12 aprile 2010

Partita chiusa


La partita è chiusa
mentre la mente era altrove
senza ne vincitori ne vinti.
Domani è un altro giorno
da Domani inizia il futuro.

Brindiamo al destino!


sabato 13 febbraio 2010

die Nacht des ewigen Feuers









 




22:08


Suonano le campane


Tutte quante


Suonano ancora


Ancora…


Nevica appena


Aria gelida sul volto


Eppure


Stanotte l’aria brucia


Ancora…


Come quella notte


In cui il cielo divenne fuoco


E piovve morte


Lapilli senza pietà


Fosforo e benzina


E il canto lugubre della sirena


Riecheggia ancora


Fra le pietre nere


Ancora…


E l’alba si risvegliò di cenere


Senza più un cielo


 









Alle 22:08 del 13 febbraio 1945 le sirene antiaeree suonarono nella notte di Dresda, la Firenze dell’Elba, la romantica città del barocco sassone. Era l’inizio della fine. Dresda non aveva difese. Dresda non aveva obiettivi militari. La prima ondata la ferì con le bombe dirompenti. La seconda ondata arrivò all’1:24, quando la gente cominciava a uscire dai rifugi e i soccorsi ad arrivare sul luogo del bombardamento. La seconda fu definitiva. Le bombe incendiarie generarono la tempesta di fuoco, venti infuocati fino a 300 km all’ora trascinarono qualsiasi cosa, persone, animali, oggetti, verso il cuore di una gigantesca fornace, senza possibilità di scampo per nessuno. Anche chi era rimasto al sicuro nei rifugi non ebbe scampo. La città bruciò per cinque giorni.


Quando gli incendi si spensero anche la Frauenkirch simbolo della città, sopravvissuta al bombardamento, crollo sotto il suo stesso peso. Fu il colpo di grazia per l’animo dei sopravvissuti.


Nessuno sarà mai condannato per questo crimine, ma che almeno la storia ricordi le sue vittime innocenti…


 


mercoledì 27 gennaio 2010

Neue Wache




Ci sono luoghi

in cui l'anima

non puo' entrare

solo gli occhi

restando feriti

possono guardare

per raccontare

per ricordare

per non dimenticare

lunedì 9 novembre 2009

Wie im Herbst die Mauern fallen




corriere01



…e quella notte il muro crollò…




Quella notte il muro crollò sotto le picconate di chi voleva vedere i colori dell’altra parte, sotto i colpi di chi cercava il calore di un abbraccio che mancava da troppo tempo…




Quella notte il murò crollo, spinto dal vento della libertà, al suono del violoncello di Rostropovich, mescolando lacrime e sorrisi…




Quella notte il muro crollò sulla sua stessa assurdità, crollò sulla terra grigia, crollò sul sangue delle sue vittime…




Quella notte il muro crollò, e il mondo fu diverso, i colori diversi, il sapore delle parole diverso, il suono del vento diverso…




 Ricordo…




ricordo quelle ore concitate, gli sguardi, i colpi di piccone, lo sconcerto, la felicità, la bandiera tedesca che sventolava con un buco nel centro, la gente che si cercava, che cercava gli sguardi dei familiari, degli amici di un tempo, separati da troppo da quel muro…e il calore di quei sorrisi iniziava a scaldare piano il freddo di quegli anni…




 …quella notte il muro crollò…




Perché anche i Muri con la “M” maiuscola possono essere buttati giù a picconate...





bacio

 





venerdì 2 ottobre 2009

La voce delle montagne


Si,

anche le montagne

vanno ascoltate.

Hanno una voce diversa dal mare,

piú bassa...piú profonda...piú silenziosa...

parlano le fronde nella brezza

il cinguettio, il suono di un ruscello

o il boato del vento in quota

nell'assoluto silenzio

quando il cielo è cosí blu

e cosí vicino...



Si,

anche le montagne

parlano

la stessa lingua...

con voce diversa...


giovedì 16 luglio 2009

эхо ваш голос все еще здесь


Possono spegnere la tua vita

Cancellare il tuo volto

Nascondere il tuo ricordo



Ma l'eco della tua voce rimane


dedicato a Natalya Estemirova

lunedì 8 giugno 2009

L'albatros

Le Poète est semblable au prince des nuées

Qui hante la tempête e se rit de l'archer;

Exilé sul le sol au milieu des huées,

Ses ailes de géant l'empêchent de marcher.



Il Poeta assomiglia al principe dei nembi

Che abita la tempesta e ride dell'arciere;

Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,

Per le ali di gigante non riesce a camminare.


Charles Baudelaire

sabato 11 aprile 2009

giovedì 12 febbraio 2009

Un caffè a Postdamerplatz




[photo by Grilloz - Berlin, Postdamer Platz 8 February 2009]










Ricordo il primo sguardo, perso nei tuoi occhi blu, il tuo profumo quasi maschile, intenso e velato, e quel tuo modo di muoverti, sicuro e disinvolto, e la tua voce, suadente e decisa...


E quell’aria di libertà, di primavera appena sbocciata, di musica rock suonata su un palco ampio come il mondo, gli sguardi distratti dei passanti in Alexanderplatz, ignari del nostro incontro, quasi amanti clandestini...


Ed era il primo incontro, il primo sguardo, la prima volta che sfioravo la tua pelle che carezzavo il tuo viso, eppure ho creduto di esserti appartenuto da sempre, la tua lingua così difficile mi è sembrata familiare, e forse tu le parli tutte le lingue, forse anche la mia...


Nei tuoi occhi l’ombra di un passato opprimente, ma non ti andava di parlarne, non per paura di ricordare, ma perché tu vivi oggi, tu sei il presente, e nascondi il passato sotto abiti sempre nuovi, sempre raffinati, sempre eleganti...questo è il tuo volto oggi...il tuo sorriso appena amaro, sfumato di rossetto, un leggero tocco di kajal a sottolineare gli occhi e una sfumatura colorata fra i capelli bruni...


 


E oggi ti rincontro qui, d’inverno, in un caffè a Postdamerplatz, lo stesso sguardo profondo, la stessa voce, le stesse emozioni, mentre sullo sfondo scorrono le note di un film...



venerdì 9 gennaio 2009

Volevo raccontarvi di un viaggio...

Volevo raccontarvi di un viaggio, un viaggio con un inizio e una fine, e un viaggiatore col suo bagaglio di pensieri e sospiri...



Volevo raccontarvi di un viaggio con una sua meta, e una bussola per superare le montagne, e la fatica e il sudore, e i passi, uno dopo l'altro, che portano un uomo lontano...



Volevo raccontarvi del percorso, delle tappe, dei luoghi, reali e immaginati, dei sogni, dei segreti...



Volevo raccontarvi la storia di un uomo e della sua strada...



Volevo parlarvi dei fiumi del Po, magico e misterioso, del Danubio poetico e placido, dell'Elba, forte e sicuro, e del filo sottile che li unisce, dei sentieri segreti che portano da uno all'altro...



Volevo raccontarvi di un viaggio, che è dentro l'anima, che attraversa i pensieri, che scava nelle sensazioni, che naviga sul mare dei sentimenti...



Volevo raccontarvi di un viaggio che inizia ogni giorno...

domenica 26 ottobre 2008

Ich bin ein Berliner

All free men, wherever they may live, are citizens of Berlin.







And, therefore, as a free man, I take pride in the words...







"Ich bin ein Berliner"



dal discorso di John F. Kennedy

26 giugno 1963 - Rathaus Schöneberg


[photo by Grilloz - 26 ottobre 2008]

sabato 24 maggio 2008

L'ultima primavera







Primavera Di Praga



Di antichi fasti la piazza vestita

grigia guardava la nuova sua vita,

come ogni giorno la notte arrivava,

frasi consuete sui muri di Praga,

ma poi la piazza fermò la sua vita

e breve ebbe un grido la folla smarrita

quando la fiamma violenta ed atroce

spezzò gridando ogni suono di voce...



Son come falchi quei carri appostati,

corron parole sui visi arrossati,

corre il dolore bruciando ogni strada

e lancia grida ogni muro di Praga.

Quando la piazza fermò la sua vita,

sudava sangue la folla ferita,

quando la fiamma col suo fumo nero

lasciò la terra e si alzò verso il cielo,

quando ciascuno ebbe tinta la mano,

quando quel fumo si sparse lontano,

Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava

all'orizzonte del cielo di Praga...



Dimmi chi sono quegli uomini lenti

coi pugni stretti e con l'odio fra i denti,

dimmi chi sono quegli uomini stanchi

di chinar la testa e di tirare avanti,

dimmi chi era che il corpo portava,

la città intera che lo accompagnava,

la città intera che muta lanciava

una speranza nel cielo di Praga,



dimmi chi era che il corpo portava,

la città intera che lo accompagnava,

la città intera che muta lanciava

una speranza nel cielo di Praga,

una speranza nel cielo di Praga,

una speranza nel cielo di Praga...




Francesco Guccini



L'ultima primavera







Primavera Di Praga



Di antichi fasti la piazza vestita

grigia guardava la nuova sua vita,

come ogni giorno la notte arrivava,

frasi consuete sui muri di Praga,

ma poi la piazza fermò la sua vita

e breve ebbe un grido la folla smarrita

quando la fiamma violenta ed atroce

spezzò gridando ogni suono di voce...



Son come falchi quei carri appostati,

corron parole sui visi arrossati,

corre il dolore bruciando ogni strada

e lancia grida ogni muro di Praga.

Quando la piazza fermò la sua vita,

sudava sangue la folla ferita,

quando la fiamma col suo fumo nero

lasciò la terra e si alzò verso il cielo,

quando ciascuno ebbe tinta la mano,

quando quel fumo si sparse lontano,

Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava

all'orizzonte del cielo di Praga...



Dimmi chi sono quegli uomini lenti

coi pugni stretti e con l'odio fra i denti,

dimmi chi sono quegli uomini stanchi

di chinar la testa e di tirare avanti,

dimmi chi era che il corpo portava,

la città intera che lo accompagnava,

la città intera che muta lanciava

una speranza nel cielo di Praga,



dimmi chi era che il corpo portava,

la città intera che lo accompagnava,

la città intera che muta lanciava

una speranza nel cielo di Praga,

una speranza nel cielo di Praga,

una speranza nel cielo di Praga...




Francesco Guccini



Libertà

Oggi un collega rumeno mi ha fatto pensare con questa considerazione:


"...ho vissuto metà della mia vita sotto un regime, sognando la libertà. Oggi sono qui, passo la mia giornata a lavorare, o a correre per venire al lavoro, e il resto a correre dietro alla vita per sopravvivere, e la sera arrivo a casa stanco. Non posso godermi la famiglia ne i piccoli momenti di felicità con gli amici a bere un bicchiere di vino. E mi domando: ma ne valeva la pena?..."

Libertà

Oggi un collega rumeno mi ha fatto pensare con questa considerazione:


"...ho vissuto metà della mia vita sotto un regime, sognando la libertà. Oggi sono qui, passo la mia giornata a lavorare, o a correre per venire al lavoro, e il resto a correre dietro alla vita per sopravvivere, e la sera arrivo a casa stanco. Non posso godermi la famiglia ne i piccoli momenti di felicità con gli amici a bere un bicchiere di vino. E mi domando: ma ne valeva la pena?..."

mercoledì 30 aprile 2008

The Skull





Un’auto della polizia arrivò al limite del campo e si fermò. La folla indietreggiò un poco. Conger alzò le mani.


“Ho uno strano paradosso per voi” disse. “Chi ruba la vita altrui perderà la propria. Chi uccide morirà. Ma chi offre la propria vita vivrà di nuovo!”


Risero, sottovoce, nervosamente. La polizia si era messa in marcia, camminava verso lui. Conger sorrise. Aveva detto tutto ciò che voleva. Un paradosso piccolo, ma buono. Ci avrebbero riflettuto. Lo avrebbero ricordato.


Sorridente, Conger, cominciò ad aspettare una morte annunciata.





The Skull (1952) Philip K. Dick


 

The Skull





Un’auto della polizia arrivò al limite del campo e si fermò. La folla indietreggiò un poco. Conger alzò le mani.


“Ho uno strano paradosso per voi” disse. “Chi ruba la vita altrui perderà la propria. Chi uccide morirà. Ma chi offre la propria vita vivrà di nuovo!”


Risero, sottovoce, nervosamente. La polizia si era messa in marcia, camminava verso lui. Conger sorrise. Aveva detto tutto ciò che voleva. Un paradosso piccolo, ma buono. Ci avrebbero riflettuto. Lo avrebbero ricordato.


Sorridente, Conger, cominciò ad aspettare una morte annunciata.





The Skull (1952) Philip K. Dick


 

lunedì 28 aprile 2008

Dust In The Wind

Dust In The Wind


I close my eyes

only for a moment

and the moment's gone

all my dreams

pass before my eyes a curiosity

dust in the wind

all they are is dust in the wind


Same old song

just a drop of water

in an endless sea

all we do

crumbles to the ground

though we refuse to see

dust in the wind

all we are is dust in the wind


Now, don´t hang on

nothing last forever

but the earth and sky

it slips away

And all your money

won`t another minute buy


Dust in the wind

all we are is dust in the wind

dust in the wind

all we are is dust in the wind

dust in the wind

everything is dust in the wind


Kansas

Dust In The Wind

Dust In The Wind


I close my eyes

only for a moment

and the moment's gone

all my dreams

pass before my eyes a curiosity

dust in the wind

all they are is dust in the wind


Same old song

just a drop of water

in an endless sea

all we do

crumbles to the ground

though we refuse to see

dust in the wind

all we are is dust in the wind


Now, don´t hang on

nothing last forever

but the earth and sky

it slips away

And all your money

won`t another minute buy


Dust in the wind

all we are is dust in the wind

dust in the wind

all we are is dust in the wind

dust in the wind

everything is dust in the wind


Kansas