Il giorno della civetta - Leonardo Sciascia
martedì 20 aprile 2010
Uomini
giovedì 1 gennaio 2009
duemilanove
notte silenziosa e solitaria
notte senza festa
perché ci sono momenti
in cui scegliere
di restare solo
senza indossare maschere
con sorrisi sgargianti
soli con se stessi
a brindare coi fantasmi
di un altro anno passato
a pensare dove vanno
i sogni senza speranza
a domandarsi se ha senso
a fare un piccolo passo solitario
le spalle un po' più chine
sotto il peso del destino
ma lo sguardo sempre avanti
e la mano sull'elsa...
mercoledì 14 maggio 2008
…e cosa rimane?
Cosa rimane? Cosa rimane dopo questi due anni vissuti di corsa? Due anni in cui come un forsennato ho raccolto tutto ciò che ho trovato. Senza rendermi conto che così perdevo ciò che già avevo. Senza dar peso a ciò che lasciavo. Senza seminare, mai.
Ho raccolto tutto, emozioni intense, passioni sfrenate, dolori profondi. Ho vinto battaglie e perso guerre. Rimediato ferite. Goduto, gioito, sofferto.
Ho amato come non mai, sofferto la privazione, sono caduto, caduto sei volte e rialzato sette, e le gambe ancora mi fanno male.
Ho corso, fino a perdere il fiato, senza guardarmi intorno, senza una vera meta. Solo corso
Ho cercato, trovato, perduto.
Ho lasciato la nave alla deriva a volte. Ho impugnato saldo il timone, guidandola dove volevo altre, ma verso mete sperdute, inesplorate, cambiando ogni volta rotta, come un folle.
Ho lasciato che tutto ciò mi si cumulasse sull’anima, un cumulo di pensieri, sentimenti, emozioni. È anche la coscienza diventa più spessa a forza di caricargli pesi.
Due anni vissuti intensamente, senza mai guardare il futuro, sempre troppo lontano, solo il presente, un presente dilatato a dismisura.
Senza mai guardarmi in faccia, se non di sfuggita. Ma esplorando i miei desideri più reconditi, le mie passioni più segreta, cercando il volto nascosto della mia anima, quel volto oscuro che ho sempre nascosto anche a me stesso.
E scoprendolo in parte, restandone sconcertato…
…ma
ma non posso cambiare, e non cambierò.
Quando si scolpisce un anima nel marmo, dopo anni e anni di scalpellate, non la si cambia più. Si possono aggiungere dettagli, smussare spigoli, ammorbidire alcune forme, ma la figura non la si può più cambiare. E forse quella figura già giaceva nel marmo prima della prima scalpellate, e voleva solo venir fuori.
E alla fine cosa rimane?
Rimane ciò che sono, rimango IO
…e cosa rimane?
Cosa rimane? Cosa rimane dopo questi due anni vissuti di corsa? Due anni in cui come un forsennato ho raccolto tutto ciò che ho trovato. Senza rendermi conto che così perdevo ciò che già avevo. Senza dar peso a ciò che lasciavo. Senza seminare, mai.
Ho raccolto tutto, emozioni intense, passioni sfrenate, dolori profondi. Ho vinto battaglie e perso guerre. Rimediato ferite. Goduto, gioito, sofferto.
Ho amato come non mai, sofferto la privazione, sono caduto, caduto sei volte e rialzato sette, e le gambe ancora mi fanno male.
Ho corso, fino a perdere il fiato, senza guardarmi intorno, senza una vera meta. Solo corso
Ho cercato, trovato, perduto.
Ho lasciato la nave alla deriva a volte. Ho impugnato saldo il timone, guidandola dove volevo altre, ma verso mete sperdute, inesplorate, cambiando ogni volta rotta, come un folle.
Ho lasciato che tutto ciò mi si cumulasse sull’anima, un cumulo di pensieri, sentimenti, emozioni. È anche la coscienza diventa più spessa a forza di caricargli pesi.
Due anni vissuti intensamente, senza mai guardare il futuro, sempre troppo lontano, solo il presente, un presente dilatato a dismisura.
Senza mai guardarmi in faccia, se non di sfuggita. Ma esplorando i miei desideri più reconditi, le mie passioni più segreta, cercando il volto nascosto della mia anima, quel volto oscuro che ho sempre nascosto anche a me stesso.
E scoprendolo in parte, restandone sconcertato…
…ma
ma non posso cambiare, e non cambierò.
Quando si scolpisce un anima nel marmo, dopo anni e anni di scalpellate, non la si cambia più. Si possono aggiungere dettagli, smussare spigoli, ammorbidire alcune forme, ma la figura non la si può più cambiare. E forse quella figura già giaceva nel marmo prima della prima scalpellate, e voleva solo venir fuori.
E alla fine cosa rimane?
Rimane ciò che sono, rimango IO
mercoledì 7 maggio 2008
Emilie
Delicate si sfiorano
le nostre dita
delicate e dolci
per caso forse
o forse perché si cercavano.
E poi … carezze leggere
e delicati tocchi
e il desiderio intenso
di perdermi nei tuoi occhi.
E poi … insicuro ed esitante
ho cercato le tue labbra
e come in sogno
ho trovato un dolcissimo
bacio francese.
Maggio 2006
Sono passati due anni ormai, sono successe tante cose, troppe forse...
Ci siamo dati affetto, momenti di dolcezza, attimi di tenerezza. Abbiamo fatto l'amore nel modo più dolce e naturale, e abbiamo dormito nudi...abbracciati...
Ci siamo fatti tanto male, e le ferite restano, ferite profonde, nella coscienza, che non guariranno...
Ma non dimenticherò mai quel bacio.
Non ti dimenticherò mai Cucciolo
Emilie
Delicate si sfiorano
le nostre dita
delicate e dolci
per caso forse
o forse perché si cercavano.
E poi … carezze leggere
e delicati tocchi
e il desiderio intenso
di perdermi nei tuoi occhi.
E poi … insicuro ed esitante
ho cercato le tue labbra
e come in sogno
ho trovato un dolcissimo
bacio francese.
Maggio 2006
Sono passati due anni ormai, sono successe tante cose, troppe forse...
Ci siamo dati affetto, momenti di dolcezza, attimi di tenerezza. Abbiamo fatto l'amore nel modo più dolce e naturale, e abbiamo dormito nudi...abbracciati...
Ci siamo fatti tanto male, e le ferite restano, ferite profonde, nella coscienza, che non guariranno...
Ma non dimenticherò mai quel bacio.
Non ti dimenticherò mai Cucciolo