Lascio le pennellate fluire
istinto puro
La ragione tace
la forma non conta
si perde
solo il colore
mi chiama
lo assecondo
Seguo pennellate
che si rincorrono
si mescolano
sfumature che sfuggono
restano emozioni
Passioni
Lascio le pennellate fluire
istinto puro
La ragione tace
la forma non conta
si perde
solo il colore
mi chiama
lo assecondo
Seguo pennellate
che si rincorrono
si mescolano
sfumature che sfuggono
restano emozioni
Passioni
Il 2 marzo 2007 Airbus annuncia la sospensione del progetto A380 Freigheter.
Poche righe di agenzia dietro le quali c’è il lavoro di migliaia di persone.
Dietro quel laconico annuncio ci sono due anni e mezzo della mia vita che non prenderanno il volo.
Due anni di sacrifici, di viaggi in Germania prima e a Nola poi, di aerei presi alle 6 del mattino.
Due anni e mezzo fatti di ore dietro un monitor, spese a creare piccole parti di un sogno, a verificare calcolare controllare, ricontrollare.
Due anni e mezzo di sudore della fronte, di sabati spesi in ufficio di riunioni cariche di insulti al limite del personale, e a volte oltre, di sangue amaro di fegato malato, di notti insonni per lo stress.
Due anni e mezzo fatti di piccole e grandi soddisfazioni, nel veder crescere poco a poco il frutto di tutti quei sacrifici, di prendere i primi pezzi in mano, di odore e rumore di officina.
Due anni e mezzo di rapporti umani che si costruiscono e si distruggono.
E poi…quando quasi tutto era pronto per volare…
FINE
Una cosa mi ha insegnato il mio lavoro: non sempre i progetti giungono a conclusione, a volte vengono interrotti, sospesi, cancellati, non sempre si ha l’emozione del primo volo.
Allora non conta se il tuo progetto arriverà alla fine, devi dare il massimo, devi metterci tutto te stesso e tutte le tue energie, sacrificarti, e soprattutto crederci fino in fondo, se vuoi arrivare a volare…altrimenti puoi continuare a camminare coi piedi per terra.
Cosa rimane? Cosa rimane dopo questi due anni vissuti di corsa? Due anni in cui come un forsennato ho raccolto tutto ciò che ho trovato. Senza rendermi conto che così perdevo ciò che già avevo. Senza dar peso a ciò che lasciavo. Senza seminare, mai.
Ho raccolto tutto, emozioni intense, passioni sfrenate, dolori profondi. Ho vinto battaglie e perso guerre. Rimediato ferite. Goduto, gioito, sofferto.
Ho amato come non mai, sofferto la privazione, sono caduto, caduto sei volte e rialzato sette, e le gambe ancora mi fanno male.
Ho corso, fino a perdere il fiato, senza guardarmi intorno, senza una vera meta. Solo corso
Ho cercato, trovato, perduto.
Ho lasciato la nave alla deriva a volte. Ho impugnato saldo il timone, guidandola dove volevo altre, ma verso mete sperdute, inesplorate, cambiando ogni volta rotta, come un folle.
Ho lasciato che tutto ciò mi si cumulasse sull’anima, un cumulo di pensieri, sentimenti, emozioni. È anche la coscienza diventa più spessa a forza di caricargli pesi.
Due anni vissuti intensamente, senza mai guardare il futuro, sempre troppo lontano, solo il presente, un presente dilatato a dismisura.
Senza mai guardarmi in faccia, se non di sfuggita. Ma esplorando i miei desideri più reconditi, le mie passioni più segreta, cercando il volto nascosto della mia anima, quel volto oscuro che ho sempre nascosto anche a me stesso.
E scoprendolo in parte, restandone sconcertato…
…ma
ma non posso cambiare, e non cambierò.
Quando si scolpisce un anima nel marmo, dopo anni e anni di scalpellate, non la si cambia più. Si possono aggiungere dettagli, smussare spigoli, ammorbidire alcune forme, ma la figura non la si può più cambiare. E forse quella figura già giaceva nel marmo prima della prima scalpellate, e voleva solo venir fuori.
E alla fine cosa rimane?
Rimane ciò che sono, rimango IO
Cosa rimane? Cosa rimane dopo questi due anni vissuti di corsa? Due anni in cui come un forsennato ho raccolto tutto ciò che ho trovato. Senza rendermi conto che così perdevo ciò che già avevo. Senza dar peso a ciò che lasciavo. Senza seminare, mai.
Ho raccolto tutto, emozioni intense, passioni sfrenate, dolori profondi. Ho vinto battaglie e perso guerre. Rimediato ferite. Goduto, gioito, sofferto.
Ho amato come non mai, sofferto la privazione, sono caduto, caduto sei volte e rialzato sette, e le gambe ancora mi fanno male.
Ho corso, fino a perdere il fiato, senza guardarmi intorno, senza una vera meta. Solo corso
Ho cercato, trovato, perduto.
Ho lasciato la nave alla deriva a volte. Ho impugnato saldo il timone, guidandola dove volevo altre, ma verso mete sperdute, inesplorate, cambiando ogni volta rotta, come un folle.
Ho lasciato che tutto ciò mi si cumulasse sull’anima, un cumulo di pensieri, sentimenti, emozioni. È anche la coscienza diventa più spessa a forza di caricargli pesi.
Due anni vissuti intensamente, senza mai guardare il futuro, sempre troppo lontano, solo il presente, un presente dilatato a dismisura.
Senza mai guardarmi in faccia, se non di sfuggita. Ma esplorando i miei desideri più reconditi, le mie passioni più segreta, cercando il volto nascosto della mia anima, quel volto oscuro che ho sempre nascosto anche a me stesso.
E scoprendolo in parte, restandone sconcertato…
…ma
ma non posso cambiare, e non cambierò.
Quando si scolpisce un anima nel marmo, dopo anni e anni di scalpellate, non la si cambia più. Si possono aggiungere dettagli, smussare spigoli, ammorbidire alcune forme, ma la figura non la si può più cambiare. E forse quella figura già giaceva nel marmo prima della prima scalpellate, e voleva solo venir fuori.
E alla fine cosa rimane?
Rimane ciò che sono, rimango IO