venerdì 19 marzo 2010

La via difficile


Ci sono momenti in cui sai di non poter scegliere la strada.
Non ci sono bivi.
A volte l'hai imboccato consapevolmente, quel bivio che porta alla via difficile.
Oggi no, quella è l'unica strada, fatta di lunghe attese, di troppi pensieri.
Puoi solo guardare, non agire, aspettare...
E parli col destino, che non risponde, resta muto...
Resta solo il tempo, e non ne puoi cambiare il corso...
Resti solo tu, il tuo zaino pesante, e quella via, da seguire passo dopo passo...

sabato 13 febbraio 2010

die Nacht des ewigen Feuers









 




22:08


Suonano le campane


Tutte quante


Suonano ancora


Ancora…


Nevica appena


Aria gelida sul volto


Eppure


Stanotte l’aria brucia


Ancora…


Come quella notte


In cui il cielo divenne fuoco


E piovve morte


Lapilli senza pietà


Fosforo e benzina


E il canto lugubre della sirena


Riecheggia ancora


Fra le pietre nere


Ancora…


E l’alba si risvegliò di cenere


Senza più un cielo


 









Alle 22:08 del 13 febbraio 1945 le sirene antiaeree suonarono nella notte di Dresda, la Firenze dell’Elba, la romantica città del barocco sassone. Era l’inizio della fine. Dresda non aveva difese. Dresda non aveva obiettivi militari. La prima ondata la ferì con le bombe dirompenti. La seconda ondata arrivò all’1:24, quando la gente cominciava a uscire dai rifugi e i soccorsi ad arrivare sul luogo del bombardamento. La seconda fu definitiva. Le bombe incendiarie generarono la tempesta di fuoco, venti infuocati fino a 300 km all’ora trascinarono qualsiasi cosa, persone, animali, oggetti, verso il cuore di una gigantesca fornace, senza possibilità di scampo per nessuno. Anche chi era rimasto al sicuro nei rifugi non ebbe scampo. La città bruciò per cinque giorni.


Quando gli incendi si spensero anche la Frauenkirch simbolo della città, sopravvissuta al bombardamento, crollo sotto il suo stesso peso. Fu il colpo di grazia per l’animo dei sopravvissuti.


Nessuno sarà mai condannato per questo crimine, ma che almeno la storia ricordi le sue vittime innocenti…


 


mercoledì 27 gennaio 2010

Neue Wache




Ci sono luoghi

in cui l'anima

non puo' entrare

solo gli occhi

restando feriti

possono guardare

per raccontare

per ricordare

per non dimenticare

mercoledì 25 novembre 2009

Ein Hauschen um zu träumen

Ich sehne mich nach ein Holzhauschen

in dem Mittel des Waldes

oder zu den Füßen des Gebirge.

Ein Schlafzimmer braucht es nur zu haben

mit einer Decke von Sternen

wo meine Kinderträume träumen

und eine helle Terrasse.

Auf der Terrasse würde ich malen

und meinen Träumen würde ich Farbe geben...

giovedì 12 novembre 2009

Frau mit dem Hut

Frau mit dem Hut[by Grilloz 11 November 2009 - Acrylic on White Paper]

lunedì 9 novembre 2009

Wie im Herbst die Mauern fallen




corriere01



…e quella notte il muro crollò…




Quella notte il muro crollò sotto le picconate di chi voleva vedere i colori dell’altra parte, sotto i colpi di chi cercava il calore di un abbraccio che mancava da troppo tempo…




Quella notte il murò crollo, spinto dal vento della libertà, al suono del violoncello di Rostropovich, mescolando lacrime e sorrisi…




Quella notte il muro crollò sulla sua stessa assurdità, crollò sulla terra grigia, crollò sul sangue delle sue vittime…




Quella notte il muro crollò, e il mondo fu diverso, i colori diversi, il sapore delle parole diverso, il suono del vento diverso…




 Ricordo…




ricordo quelle ore concitate, gli sguardi, i colpi di piccone, lo sconcerto, la felicità, la bandiera tedesca che sventolava con un buco nel centro, la gente che si cercava, che cercava gli sguardi dei familiari, degli amici di un tempo, separati da troppo da quel muro…e il calore di quei sorrisi iniziava a scaldare piano il freddo di quegli anni…




 …quella notte il muro crollò…




Perché anche i Muri con la “M” maiuscola possono essere buttati giù a picconate...





bacio